
Le ragioni della nostra proposta
La prima reazione di fronte alla richiesta di leggere sei libri in un mese è che sono tanti.
E’ vero, sono “tanti”. Non “troppi”.
E’ una distinzione di base che si colloca alle origini della nostra scelta che intende, di proposito, provocare ad una lettura di “tanto”.
Dunque, perché “tanti”?
Una prima ragione: perché solo così i ragazzi imparano a leggere e a provare piacere nella lettura.
E’ in rapporto al loro mondo e alle loro modalità di conoscenza che i ragazzi organizzano il complesso delle loro esperienze, e questi ragazzi sono consumatori di immagini, immagini impazienti, immagini in movimento, immagini catturate mentre essi stessi si muovono per strada, passeggiando a piedi o in bicicletta, viaggiando in macchina, immagini sfiorate e appena percepite; immagini che non vengono lasciate affondare ma che ugualmente vanno a costruire un massiccio “immaginario”, ad un tempo magazzino, catalogo e testo.
La loro consuetudine è perciò quella del consumo dell’informazione a pezzi e brani: guardano così la televisione (anche i film), mentre parlano, o se ne vanno un momento per poi tornare, o si preparano un panino, o fanno i compiti, o telefonano.
La loro attenzione è, dunque, per lo più fluttuante. L’impegno mentale è quello di riempire in sordina i buchi tra i diversi gruppi di informazioni (gli insegnanti conoscono bene la difficoltà degli studenti ad esporre con ordine).
Qual è allora il loro stile di lettura?
Sono abituati a leggere poco, per poco tempo e di rado, con il risultato che si annoiano perché la storia non va avanti, non fa in tempo a diventare interessante in quanto la dimenticano e devono tornare indietro: non riescono insomma ad entrare nel libro.
Il concorso invece
- li obbliga ad una lettura intensa e prolungata mettendoli nella condizione di sperimentare un modo nuovo di leggere, che è in fondo l’unico modo, quello che consente loro quei piaceri che poi essi stessi definiscono come “immersione”, “immedesimazione”;
- li costringe non a mordicchiare la storia senza riuscire a sentirne il sapore, ma a farne bocconi provando gusti e disgusti: i ragazzi amano un libro quando questo si lascia divorare, quando non si accorgono di far fatica a leggere, quando la lettura li prende e fa loro dimenticare tutto il resto.
Una seconda ragione: per riportare l’attenzione sulla narrazione.
La narrazione è ordine, continuità, logica, gioco, intrigo, ricerca.
La narrazione è un modo non solo di raccontare storie ma di raccontarsi.
La narrazione è un modo di mettere ordine nella propria storia.
La narrazione è un modo di divertire e di interessare l’altro distraendolo da sé e spostandone l’attenzione.
La narrazione è un modo di rivelare, di nascondere e di ingannare, di creare labirinti in cui perdersi per ritrovarsi alla fine mutati.
La narrazione è raccordo e conoscenza del passato, racconto del presente, proiezione nel futuro, costruzione di mondi fantastici.
Uno spazio “magico”, dunque che ha da sempre contribuito alla definizione dell’io individuale e dell’io sociale.
Oggi però la dimensione della narrazione non esiste praticamente più: non più gli anziani che raccontano le loro storie/la loro storia, non più la fiaba che accompagna al sonno, non più il racconto della giornata a tavola
In questi contesti era naturale l’interruzione con domande e richieste (perché?, e poi?, me ne dici un’altra?) che segnalavano non solo la curiosità ma anche la partecipazione, l’attenzione, l’adesione all’argomento intense e prolungate.
Così, il senso del tempo e della memoria, del passato e della storia, delle storie degli altri e della propria storia si definiscono come flusso e scorrimento e non come momenti sconnessi tenuti insieme da legami fragili e casuali.
Riportare l’attenzione sulla narrazione diventa importante dunque non solo perché è importante leggere, ma soprattutto perché può diventare un utile esercizio per accorgersi di sé, vedersi e pensarsi, conoscersi e ri-conoscersi, per rendersi conto degli altri e del loro essere uguali e diversi, per prendere consapevolezza della varietà delle relazioni.
Una terza ragione: la sfida
E allora, come costruire la motivazione per i ragazzi? Certo non spiegando loro l’utilità del leggere, ma giocando con loro ad un gioco a cui non sanno resistere.
Sei libri sono tanti: si tratta dunque di un “difficile compito”, di una sfida che viene lanciata a chi si azzarda in questa avventura.
Ma, accanto a questo compito da assolvere “in solitaria”, è presente anche in modo forte l’idea di appartenenza: l’impresa è solitaria e ardua ma è condivisa da altri. Sono stati i ragazzi stessi a definirsi “Cavalieri dalla sciarpa gialla”.
Questi elementi sono simboleggiati, nella cerimonia dell’investitura, dall’imposizione della sciarpa gialla e dalla consegna dei libri e dei materiali di lavoro.
Una quarta ragione: il potereIn assoluta autonomia e libertà, senza intrusioni o interferenze da parte degli adulti e su una proposta fatta dagli adulti e filtrata da loro pari (i sei libri), i ragazzi potranno decidere qual è il libro più bello.
Infine: la libertà
E’ importante il fatto di leggere fuori scuola, per scelta autonoma e non per imposizione o suggerimento (più o meno pesante, più o meno pressante) dell’insegnante o del genitore: viene richiesto un lavoro che non è valutato dalla scuola: è libero, costretto solo dalle scadenze che peraltro rappresentano il “difficile compito”, la sfida che si è accettato di affrontare.
Per il Comitato Promotore
Mariachiara Azzoni