Andai con la mia
famiglia a Parigi due inverni fa.
Un giorno, mi allontanai da solo dall'albergo dove alloggiavo. Mi addentrai
in un quartiere che non avevo mai visto, diverso dagli altri a cui ero abituato.
Era un quartiere desolato, triste.
Le case sembravano tutte uguali: tetti imbiancati dalla neve e finestre sbarrate
caratterizzavano le abitazioni desolate.
Non c'era nessuna luce che illuminava l'ambiente, le case erano tutte chiuse
e il cielo era grigio, perciò facevo fatica a camminare.
In giro non c'era nessuno: non vi era alcuna forma di vita .
La gente che popolava i quartieri piu' noti di Parigi era assente in quelle
strade buie. Mancavano persino i gatti randagi che cercavano cibo negli angoli
piu' strani della città.
Gli alberi erano pochissimi ed erano spogli e secchi.
E neppure i camini davano segni di vita: erano numerosissimi ma nessuno di questi
fumava.
Ad un tratto tutta la felicità che provavo in quei giorni svanì.
Scese in me una terribile sensazione di tristezza e desolazione ma allo stesso
tempo anche di meraviglia: non avevo mai visto prima d'ora uno spettacolo simile
.Era agghiacciante. In tutti in sensi.
Il fatto che fossero le due di pomeriggio non mi aiutava di certo a tornare
al mio alloggio: il grigiore dominava quel quartiere e non vedevo molto bene.
Ad 'un tratto la nebbia sparì, la strada si allargò e si fece
più chiara. Ero ritornato all'albergo.
Ero risollevato. Avevo avuto una gran paura: paura di essere triste, di ritrovarmi
solo per sempre.
Decisi di non raccontare l'evento ai genitori, volevo scordare per sempre quell'esperienza,
anche se sapevo che sarebbe stato impossibile.
Simone R.